La mia lingua madre è il bassa’a, parlo francese e italiano.
Sto facendo il tirocinio da OSS (operatore sociosanitario).
Sono nata a Ngog-Mapubi, un paesino di collina al centro del Camerun, ricco di frutta e verdura. Nella nostra lingua significa Pietra della luce.
A diciotto anni mi trasferii a Douala e a trent’anni lasciai il Camerun.
Una parte della mia famiglia è rimasta al villaggio gli altri si sono spostati a Douala.
Mi sono rimaste tre sorelle più piccole, il mio unico fratello è morto.
Lavoravo quando c’era il lavoro e quando non c’era mi arrangiavo commerciando.
In città la vita è molto difficile, se non hai un po’ di soldi non riesci a fare niente.
Al villaggio invece, tutti lavorano la terra e qualcosa da mangiare c’è sempre.
Nel mio paese non era possibile imparare un mestiere: le scuole sono tutte private e costano tanto.
In Italia prima sono arrivata in Sardegna e poi sono andata a Casalmaggiore da una mia amica, poi un’altra amica mi ha indirizzata al CIAC.
Sono stata anche una settimana all’aperto, nel freddo, era dicembre.
Ho due bambine una di quattordici e una di dieci anni. Vorrei trovare un lavoro, una casa e vivere qui con le mie bambine.
Tutto quello che faccio mi piace. Non ho paura di niente. Sono stata coraggiosa prima e lo sono sempre. La differenza e che qui in Italia ho più possibilità. La mia vita è cambiata: qui non si va mai a letto senza cena, al contrario in Camerun molte persone dormono affamate.