MOHAMMAD ALì

72 anni, Siria

Adesso sono in pensione, ero il farmacista di Scurano, in provincia di Parma.

Mi consigliarono di studiare medicina in Italia ed iniziai gli studi all’Università per Stranieri di Perugia.

Mi accorsi subito che gli studi di medicina erano troppo lunghi per me, che non volevo pesare sui miei genitori. Decisi quindi di passare a farmacia che è più breve.
Mi trasferii a Parma dove avevo degli amici che studiavano farmacia.
Mi trovai bene da subito.

Dopo la laurea, non avendo la cittadinanza italiana non potevo lavorare come farmacista, così feci ogni tipo di mestiere, mi arrangiavo.
Per un periodo vissi in Kuwait con mia moglie Elvira ed il nostro primo figlio. Là ci aiutava un mio zio: lei lavorava nel suo poliambulatorio ed io dirigevo una farmacia.

Nel 1976 venni chiamato a dirigere la farmacia comunale di Scurano.
Il sindaco scovò una legge comunale del 1929, secondo la quale il comune aveva la facoltà di assumere un professionista anche non italiano, bastava fosse laureato e avesse fatto l’esame di stato in Italia e preparò anche tutti gli incartamenti per inoltrare la mia richiesta di cittadinanza.

Ho lavorato tanto e bene; mi divertivo moltissimo nel mio lavoro, servivo la gente con dedizione e la gente mi ha accolto bene.

Dal 2001 sono in pensione. Abbiamo deciso di restare a vivere a Scurano che per me è il paese più bello dell’appennino parmense; per questo, i miei amici di Parma mi dicono che sono un campanilista.

Cittadinanza italiana

In Italia la cittadinanza segue principalmente il criterio dello ius sanguinis, pertanto è cittadino italiano chi discende da cittadini italiani.

Ciò fa sì che l’acquisizione della cittadinanza sia facile per i discendenti di italiani che risiedono all’estero e difficile per i cittadini di origine straniera residenti (ius domicilii) o addirittura nati in Italia (ius soli). Infatti oggi chi vive regolarmente in Italia può fare richiesta della cittadinanza solo dopo 10 anni di permanenza regolare e ininterrotta e può attendere anni la risposta.

Addirittura, i ragazzi di seconda generazione, nati in Italia da entrambi i genitori stranieri, possono diventare cittadini solo dopo il diciottesimo anno di età: ciò fa sì che oggi risiedano nel nostro paese più di un milione di minorenni privi della cittadinanza e dei diritti a essa connessi.

Più volte negli ultimi anni si è acceso il dibattito su una possibile riforma della legge sulla cittadinanza ma per lo più con tiepide o ostili reazioni a livello parlamentare, tanto che anche le più prudenti proposte in termini di ius culturae – ottenimento della cittadinanza basata sul compimento di un ciclo di studi e altri requisiti, tra i quali la nascita in Italia o l’ingresso nel paese entro i 18 anni d’età – si sono arenate.