CLARISSA

32 anni, Brasile

Ho la doppia cittadinanza per lo ius sanguinis perché i miei nonni erano veneti immigrati in Brasile. Vivo a Parma da quattordici anni, mi sono laureata qui in scienze del servizio sociale.

L’Italia mi ha permesso di studiare in maniera poco costosa rispetto al mio paese e contemporaneamente di lavorare. Ho potuto incontrare persone che si attivano per rispondere ai bisogni della società là dove le istituzioni non arrivano o non vogliono arrivare.

Art Lab è un centro sociale occupato nel 2011, sono spazi dell’Università, male amministrati e dismessi. Abbiamo deciso di liberare questi spazi e riempirli di contenuti e alternative.

Il collettivo porta avanti svariati progetti. Il progetto Nomas nasce quattro anni dopo l’occupazione. Nasce per esigenza di una ventina di nuclei della Rete Diritti in Casa, nuclei senza soluzioni nei servizi sociali.

Sono persone con problematiche di sfratti oppure impossibilità ad affittare un alloggio. Persone che non hanno avuto una soluzione dai servizi o le soluzioni erano, ad esempio, separare le famiglie.
Molte famiglie si sono opposte perché è naturale voler restare insieme.

Nel 2015 c’erano circa una ventina di famiglie nella stessa situazione ed era insostenibile. È stato quindi necessario entrare in questo spazio e aiutare queste persone ad avere un tetto sulla testa in fase d’emergenza.

Nel corso degli anni sono passate centinaia di persone da questo posto.
Il Comune di Parma ha riconosciuto questo spazio come una soluzione per l’emergenza abitativa temporanea. Ha preso in carico tutte le famiglie e convenzionato temporaneamente lo spazio per tutelarle meglio e farle accedere ai diritti.

Attualmente a Nomas e ad Art Lab vivono circa sessanta persone di più di dieci nazionalità diverse. Abbiamo una grande comunità albanese, vivono qua filippini, tunisini, afgani, ucraini, egiziani, italiani, parmigiani, somali, nigeriani. Parlano soprattutto italiano fra loro, i figli giocano insieme.

Il mio desiderio sicuramente è che questo posto possa essere un modello ed essere riproducibile e rinnovarsi e sopravvivere nel tempo.

Cittadinanza italiana

In Italia la cittadinanza segue principalmente il criterio dello ius sanguinis, pertanto è cittadino italiano chi discende da cittadini italiani.

Ciò fa sì che l’acquisizione della cittadinanza sia facile per i discendenti di italiani che risiedono all’estero e difficile per i cittadini di origine straniera residenti (ius domicilii) o addirittura nati in Italia (ius soli). Infatti oggi chi vive regolarmente in Italia può fare richiesta della cittadinanza solo dopo 10 anni di permanenza regolare e ininterrotta e può attendere anni la risposta.

Addirittura, i ragazzi di seconda generazione, nati in Italia da entrambi i genitori stranieri, possono diventare cittadini solo dopo il diciottesimo anno di età: ciò fa sì che oggi risiedano nel nostro paese più di un milione di minorenni privi della cittadinanza e dei diritti a essa connessi.

Più volte negli ultimi anni si è acceso il dibattito su una possibile riforma della legge sulla cittadinanza ma per lo più con tiepide o ostili reazioni a livello parlamentare, tanto che anche le più prudenti proposte in termini di ius culturae – ottenimento della cittadinanza basata sul compimento di un ciclo di studi e altri requisiti, tra i quali la nascita in Italia o l’ingresso nel paese entro i 18 anni d’età – si sono arenate.