Parlo solo due lingue, italiano e albanese.
Vivo qui da 17 anni, ho due bambini, sono sposato, faccio il magazziniere. Anche i miei genitori vivono qui a Parma.
Avevo 14 anni quando ho lasciato il mio Paese, un giorno mi sono svegliato e ho detto: io qua non ci resto più! Mi sono presentato al porto di Durazzo con due, tre miei amici albanesi, che mi hanno aiutato a salire sul camion. Siamo stati quasi più di diciotto ore dentro il camion che veniva in Italia.

Grazie a Dio è andato tutto bene. Sono sceso e sono arrivato salvo e sano, senza essere preso dalla polizia. A Parma mi aspettava mio padre, che ha fatto il ricongiungimento famigliare e da qui ho iniziato.

Da ragazzino, purtroppo, con gli amici andavo a fare qualcosa nei supermercati, sono stato preso due o tre volte dalla polizia. Ho provato anche il carcere minorile, sono stato anche accompagnato in Albania due o tre volte, poi sono rientrato.

Da due o tre mesi ho messo a posto tutto. Il giudice mi ha concesso di nuovo il permesso di soggiorno per quattro anni. La mia vita piano piano sta cambiando. Speriamo in bene adesso, vediamo un po’ di sole.

Il viaggio di Benart

Praticamente nel 2010, il 6 giugno del 2010, sono partito, volevo cambiare aria.
Sono partito per la Germania, dove avevo due amici che mi ospitavano, che lavoravano.
Sono partito da Bologna per München, Monaco di Baviera, avevo fatto il biglietto e tutto.

Però, essendo in quel tempo clandestino, mi ha fermato la polizia tedesca. Mi hanno condannato a un anno e otto mesi, di cui ho fatto dentro un anno e due mesi, con rimpatrio di nuovo in Italia perché avevo chiesto asilo in Italia negli anni passati, nel 2008 se non sbaglio.

Quando sono stato trasferito in Italia, sono stato quasi ventotto giorni in un centro d’accoglienza di Torino, da dove sono stato espulso, rimandato in Albania.
L’Albania si è liberalizzata con i visti, potevi entrare in Italia con il passaporto.

Sono stato quasi due mesi in Albania, da solo, perché i miei genitori e mio fratello erano qua, di là io non ho nessuno. Sono stato due mesi in albergo finché mio padre mi ha portato le chiavi, ma nella casa che possiede mio padre non sono proprio entrato.

Sono rientrato di nuovo in Italia essendo ancora clandestino, perché con i precedenti che avevo in passato non potevo fare niente: avevo questi reati di clandestinità ed espulsioni una dopo l’altra.

Sono stato preso a Parma di nuovo, processato in direttissima al Tribunale di Parma, condannato a due anni, fatti quattro mesi dentro, in Via Burla.

Sono uscito con gli arresti domiciliari e la mia condanna di due anni l’ho finita quasi tutta agli arresti domiciliari.

Rimandato in Albania di nuovo, da lì non potevo più passare perché era la seconda o terza volta che mi mandavano di là e non potevo uscire dal porto di Durazzo. Sono dovuto passare dalla Croazia, sono stato preso in Croazia, là ho fatto altri quattro mesi, aspettando che l’ambasciata albanese rispondesse il prima possibile.

La polizia croata mi manda in Slovenia, in Slovenia sono stato rimpatriato di nuovo in Albania, dove sono rimasto due o tre settimane. Parto di nuovo dal Montenegro con la nave verso Bari. A Bari mi riprendono di nuovo perché stavo scavalcando, mi danno altri otto mesi di arresti domiciliari che faccio di nuovo a casa di mio padre.

Da lì ho cominciato a stare un po’ tranquillo, ho conosciuto mia moglie su Facebook. Ho scontato tutta la pena, da lì è nato il mio primo figlio, che ha cominciato a cambiare la mia vita verso il meglio, perché avevo preso una direzione sbagliata.

E grazie anche alla Rete Diritti in Casa che veramente mi ha aiutato tanto, grazie a tutti i ragazzi: sapevano tutto perché gli avevo detto tutta la verità già dall’inizio.

Permesso di soggiorno per motivi di lavoro

Il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro è subordinato al possesso di un visto di ingresso per motivi di lavoro in seguito a nulla osta all’assunzione o allo svolgimento dell’attività lavorativa.

Secondo la legge vigente è praticamente impossibile regolarizzare uno straniero non regolarmente soggiornante già presente nel territorio italiano, anche nel caso in cui un datore di lavoro fosse disponibile ad assumerlo.

Negli ultimi anni i decreti flussi che permettono agli stranieri di entrare regolarmente secondo precise quote (suddivise per lavoro stagionale, subordinato e autonomo) sono stati praticamente irrilevanti per numero e portata, rendendo di fatto impossibile entrare per vie legali in Italia.