APOLLOS

35 anni, Nigeria

La mia lingua madre è l’esan, parlo inglese, italiano e altre lingue della Nigeria come edo, yoruba, igbo.
Sono operatore sociale al Ciac in ambito sociosanitario/educativo.
Sono nato nel paese di Eidenu vicino a Irrua, nella parte centrale dell’Edo State. Abbiamo il nostro re, l’Irrua King e il sacerdote della nostra religione animista, l’Ohen.
Ho studiato business administration specializzandomi nelle risorse umane. A Cipro ho preso un diploma sempre in business administration.
In Nigeria non c’è libertà d’espressione. I diritti sono riconosciuti in tutto il mondo, anche in Nigeria sono stati firmati tanti accordi, ma i diritti non vengono rispettati nella pratica.
A livello personale, l’essere consapevole e a conoscenza dei diritti si è rivelato un problema: vivere in un paese che non rispetta le idee dichiarate mi ha messo in conflitto con l’autorità.
Quando ero a Cipro, un amico, Andrea, mi ha aiutato a venire in Italia. Dopo tre mesi a Roma, nel 2012, un compaesano mi ha fatto venire a Parma.
Ad Art Lab occupato ho iniziato a imparare l’italiano e Cecilia di Ciac mi ha aiutato ad entrare nello SPRAR. Mia moglie Dayla mi ha cambiato la vita, mia suocera mi ha accolto come un figlio. La mia filosofia è “there is no substitution for hard work”, nulla ripaga come il duro lavoro. Non credo nella pigrizia, nelle scuse, nel vittimismo. Non mi lamento per il razzismo, se troviamo un punto di dialogo continueremo ad essere arcobaleno.
A Parma studio Scienze dell’educazione e dei processi formativi. Mi piacerebbe diventare docente universitario per accompagnare le nuove generazioni e contribuire alla costruzione della società. C’è ancora molto eurocentrismo, bisognerebbe superare gli stereotipi a partire dalla scuola. Voglio dare il mio contributo per vivere in un paese pacifico che tutela le libertà fondamentali.
L’Europa mi ha aiutato a crescere in una filosofia di apertura, possiamo essere come siamo, ognuno a modo suo e, con il rispetto, possiamo convivere.

Status di rifugiato

Lo status di rifugiato, la più importante forma di protezione internazionale, può essere riconosciuta a un richiedente asilo sulla base della definizione contenuta nell’art. 1 della convenzione di Ginevra del 1951, dove si legge che può essere riconosciuto come rifugiato

“chiunque, nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato”.

Il rifugiato ha diritto a un permesso di soggiorno della durata di 5 anni. Può inoltre richiedere la cittadinanza italiana dopo 5 anni (anziché i 10 previsti per gli altri stranieri regolarmente soggiornanti) e il ricongiungimento familiare a condizioni facilitate.

Dopo il decreto sicurezza di ottobre 2018 i rifugiati sono diventati – insieme ai titolari di protezione sussidiaria– gli unici migranti a poter essere accolti nel nuovo Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati (Siproimi).