vino

Il vino è una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione  del frutto della vite, l’uva o del mosto. La vite è la pianta che, insieme al grano e all’olivo, è ciò che unisce nelle tavole le diverse culture del Mediterraneo.

Le più antiche tracce di coltivazione della vite sono state rinvenute nei resti archeologici scavati nei siti di Shulaveris Gora e Gadachrili Gora in Georgia risalenti a 8.000 anni fa’. È la “mezzaluna fertile”, un’area geografica limitrofa al corso dei fiumi Tigri ed Eufrate, madre dei cereali e laboratorio della scoperta dei processi fermentativi da cui discendono il pane, il formaggio e le bevande euforizzanti, così come noi le conosciamo oggi. Bevanda nota a tutte le più grandi civiltà dell’antichità, nell’antico Egitto la pratica della vinificazione era talmente consolidata che nel corredo funebre del re Tutankamon (1339 a.C.) erano incluse delle anfore contenenti vino con riportata la zona di provenienza, l’annata e il produttore.
Attorno al vino ruota una gran parte dell’identità di Greci e Romani: miti, regole di galateo, codici di comportamento, visioni etiche e filosofiche, religione e molto altro ancora.

Il vino, allora, era un prodotto sociale che produceva armonia, unione e accoglienza: ai tempi di Omero, infatti, l’ospite veniva accolto con una coppa di vino. Con il vino gli eroi omerici pregano, danno ospitalità, siglano accordi.  Il carattere di ospitalità e armonia lo si ritrova tutt’oggi: basti pensare alla presenza del vino sulle tavole in occasione delle Festività, all’importanza dei brindisi (ovvero, l’atto di alzare il bicchiere e bere alla salute di qualcuno in segno di augurio) e agli innumerevoli momenti per festeggiare la ricchezza di diversità di caratteristiche, sapori e profumi di questo alimento.

Ogni aspetto legato al vino ha avuto, e continua ad avere, i suoi momenti e significati rituali, a partire dalla raccolta dell’uva. Per molti aspetti, la vendemmia assume ancora oggi un momento rituale, ha un significato sociale e di comunione piuttosto forte, nel quale uomini e donne si riuniscono e insieme lavorano per il medesimo obiettivo, per poi festeggiare con un ricco banchetto fatto di piatti speciali e in cui il vino non manca mai. 

E il vino che consumiamo oggi? Per molti versi è sicuramente più stabile e gradevole al gusto di quello dell’antichità, ma in realtà si tratta di un prodotto sempre più standardizzato, addizionato di molte sostanze estranee (ad esempio l’anidride solforosa) e prodotto da uve coltivate con l’uso intensivo di concimi chimici e diserbanti.

Da qualche anno a questa parte tuttavia è cresciuta la richiesta di vini naturali, che mantengano un legame più stretto con i territori di origine. Sempre più viticoltori privilegiano la produzione biologica e biodinamica per ragioni agronomiche prima ancora che di mercato.

“Se è vero che dei vini naturali non esiste una definizione univoca, è anche vero che sotto quest’etichetta si riconoscono quei produttori che, anche senza vini certificati, rifiutano l’uso di prodotti chimici di sintesi e non intervengono in cantina con pratiche enologiche invasive, votandosi così a una produzione che rispetta le caratteristiche del territorio. La maggior parte dei produttori di vino si descrive come “non interventista”, esplicitando così nell’intenzione la volontà di escludere o di ridurre al minimo l’uso di additivi. Ma quali sono le caratteristiche che rendono un vino naturale? Prima di tutto è prodotto da un produttore indipendente, che possiede vigneti di proprietà, per lo più a basse rese e come minimo biologico ma spesso biodinamico, ispirato al pensiero antroposofico steineriano; è un prodotto che non viene trattato con erbicidi o insetticidi e che proviene da uve raccolte a mano, fermentate spontaneamente senza aggiunta di lieviti o enzimi, zuccheri o mosti concentrati; sono vini che non subiscono aggiustamenti di acidità o micro ossigenazione. E’ un percorso delicato, che richiede anni di esperienza, adattabilità e buona volontà, nonché una buona flessibilità nella produzione che ogni anno regala vini diversi, le cui caratteristiche organolettiche non possono essere decise in anticipo. Non esiste ancora un disciplinare che regoli questo “naturismo enologico”, ma intanto possiamo dire che bere vini naturali migliora il mondo, soprattutto se pensiamo agli effetti per l’ambiente e la salute: bere sano e sostenibile (recuperando territori degradati) in un Paese che produce vino di qualità com’è l’Italia (un mercato di quasi 10 milioni di euro) è un traguardo da perseguire.” 1 

Riferimenti

Laura Pepe, 2018 “Gli eroi bevono il vino. Il mondo antico in un bicchiere” Ed. Laterza

www.unimondo.org

Officina Enoica, “Guida al vino critico 2017”, ed. Altraeconomia

 


 

 1 Da Ti offro un vino naturista, lo bevi?, di Anna Molinari pubblicato il 28/03/2018 su www.unimondo.org